I pesticidi: perchè gli italiani ne hanno paura

pesticidi paura degli italiani

La grande paura del 2020

Di cosa hanno paura gli italiani? Se facciamo la domanda oggi (maggio 2020), non bisogna avere doti da sensitivo, indoviniamo facile facile: il coronavirus ha seminato in noi la paura, assolutamente fondata, di perdere il posto di lavoro.

Ma questo blog tratta di tematiche di alimentazione, colture bio, ecc, pertanto lascio le analisi sociologiche sul lavoro ai dibattiti che impazzano ad oggi su tutti i siti e i social.

Qui parliamo di un tema non meno importante a mio avviso……

Pesticidi e italiani, paure immotivate?

Una recente inchiesta di Altroconsumo (2018) sulle maggiori paure dei consumatori europei, ha rivelato che ben il 72% degli intervistati italiani su un campione di 6000 europei sparsi tra Italia Spagna Portogallo teme la presenza dei pesticidi negli alimenti​*​.

Paura immotivata? Abbiamo dati a conforto di questa situazione?

I giornalisti di Altroconsumo che spesso usano un tono di sufficienza nel bollare queste “credenze” dovute alla creduloneria di noi poveri italiani, citano la madre di tutte le analisi.

L’EFSA ci rassicura ma…..

Questa analisi è nientedimeno quella compiuta dall’EFSA nel 2018 su 88 000 campioni raccolti dai 28 Stati membri dell’UE.

Questa ha rivelato che circa il 96% dei campioni analizzati non presenta tracce di pesticidi oppure presenta tracce entro i limiti di legge.

Leggere in maniera acritica e superficiale questi dati ci porterebbe ad un senso di sollievo e a minimizzare queste fobie degli italiani come assolutamente ingiustificate.

Ma visto che la mission del sito è usare sempre e comunque la propria testa, non fermiamoci alle apparenze.

E quindi come spesso mi accade quandi si tratta della nostra salute, non mi arrendo a pochi aridi numeri ufficiali.

Soprattutto iniziame con il leggere i risultati partendo da un altro punto di vista.

Quanti alimenti sono risultati privi di pesticidi? Il 65%.

Quindi il 35% ha presentato livelli di pesticidi variabili, anche se solo il 2,5% ha superato i termini accettabili per legge(MRL = Maxim Residual Level)

Cos’è il livello minimo accettabile per legge?

Il “livello massimo di residui” (LMR) è definito come il livello legale superiore di una concentrazione di un residuo di antiparassitario in o su alimenti o mangimi fissato in conformità al regolamento (CE) n. 396/2005, basato sulle buone pratiche agricole e sulla più bassa esposizione dei consumatori necessaria per proteggere i consumatori vulnerabili. Si esprime in mg di sostanza attiva per Kg di prodotto.

Detto in altri termini, se un agricoltore rispetta le indicazioni d’uso di queste sostanze, c’è un livello massimo di sostanza che può essere presente nell’alimento in questione senza che questo possa nuocere ai consumatori vulnerabili (qui sinceramente la parola vulnerabile mi sfugge…).

Dal 2008 l’Autorità per fissare i limiti è l’EFSA.

Consideriamo i dati dell’Italia. Su 11.300 campioni analizzati, solo il 65% è risultato privo di tracce, il 32,5% con tracce nei limiti di legge e il 2,5% con quantità di pesticidi oltre i termini di legge.

Le sostanze più presenti nei campioni analizzati sono: il boscalid, il chlorpyrifos e il fludioxonil. Al quarto e quinto posto troviamo il metalaxil e il captan, entrambi fungicidi, mentre in sesta posizione l’imidacloprid, insetticida neonicotinoide, vietato dal 2019 per tutelare gli impollinatori.

Il problema del multiresiduo

La principale riserva da anni sostenuta dalle associazioni ambientaliste riguarda il multiresiduo. Ossia, un numero significativo di campioni (40% di frutta e il 15% di verdura) presenta ogni singolo elemento entro gli LMR, ma nel campione sono presenti una molteplicità di elementi.

Quindi, potrebbero verificarsi, sostengono le associazioni ambientaliste, effetti sinergici non adeguatamente finora valutati.

In prima fila in questa battaglia sono Legaambiente, WWF, Greenpeace, Associazione Medici per l’Ambiente che segnalano grosse lacune nell’impianto degli studi e delle analisi condotte negli ultimi anni dall’EFSA.

In particolare Legaambiente, con il suo dossier Stop Pesticidi, da anni combatte una battaglia per ristabilire la verità su questo fenomeno troppo trascurato dai media.

Ma quale ultima miccia ha reinnescato il fuoco delle polemiche? Qual’è in particolare l’oggetto del contendere?

Rapporto EFSA sul multiresiduo

Nell’ultimo rapporto EFSA, pubblicato recentemente, sono presentati i risultati di due studi retrospettivi tesi a valutare i rischi per la salute umana da esposizione cumulativa a multiresiduo di pesticidi. Le indagini erano state condotte da EFSA in collaborazione con l’Istituto Olandese della Nutrizione.

Ebbene, le conclusioni dell’EFSA sembrerebbero rassicuranti, in quanto non sono segnalati problemi per effetti cronici sulla tiroide ed effetti acuti sul Sistema Nervoso Centrale (gli unici indagati) dall’esposizione suddetta.

Cosa sbaglia l’EFSA nella sua analisi?

Questo report ha avuto una pesante contestazione dai suddetti gruppi ambientalisti le cui argomentazioni si sintetizzano in un interessante documento “Considerazioni sul report EFSA “Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid” redatto da alcuni studiosi quali la d.ssa Patrizia Gentilini, dell’ISDE.

Il documento critico sul report EFSA

Vi consiglio di leggerlo integralmente, lo studio EFSA viene contestato per due ordini di ragioni

–      Limiti di ordine generale (es. l’inadeguatezza del modello di studio, elementi di incertezza, mancata considerazione di effetti sinergici,ecc)

–      Limiti metodologici e statistici

Le conclusioni cui arriva il documento sono perentorie:

Il Report EFSA risulta essere, in definitiva, un grande “castello di carta” in cui si è ricercato ciò che già a priori si poteva prevedere di non trovare ed omettendo invece di indagare su effetti che già la comunità scientifica segnalava.

Esso pertanto appare, più che uno studio finalizzato a tutelare la salute pubblica, un tentativo di assoluzione del modello agricolo industriale, fondato sull’uso della chimica e ormai universalmente riconosciuto come fallito.

La presenza di multiresiduo negli alimenti rappresenta un problema di grande rilievo per la salute pubblica ed è fonte di preoccupazione nella comunità scientifica e nella società civile, specie per gli effetti sulle frange più sensibili della popolazione, anche perché si assiste ad un aumento della percentuale di campioni con multiresiduo e del numero dei pesticidi presenti.

Ho assistito qualche giorno fa all’interessante dibattito tavola rotonda su Facebook organizzato dall’organizzazione Cambia la Terra (www.cambialaterra.it). Erano presenti alcuni importanti studiosi ed esperti del campo, quali la d.ssa Patrizia Gentilini, coautrice del documento citato.

Se volete vederlo interamente, vi segnalo il link al video

Conclusioni

Siamo noi italiani paurosi oppure qualcosa di fondato in questo problema c’è?

Sicuramente il problema dell’inquinamento da pesticidi?

Esistono modelli di agricoltura sostenibile che garantiscano produttività senza mettere a rischio l’ambiente e le persone?

Lo approfondiremo nei prossimi articoli sull’agricoltura biologica.

foto di apertura: 272447 da Pixabay


  1. ​*​
    https://www.altroconsumo.it/-/media/altroconsumo/resources/paper%20publications/test%20salute/2018/132/ts132_010013_food.pdf?la=it-it&rev=376cbab9-a64b-4f88-99bd-ab34fe92bec7&hash=2E0367FD304845C6083C79F3234D60384DE33C5C

gobinde

informatico , blogger, appassionato di cammini di crescita personale, nutrizione e alimentazione. Da 20 anni la sua ricerca si incentra sul benessere fisico e spirituale dell'uomo.

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